Vittoria Iacovella



Obama a Copenhagen per la Pace

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obama changeCon la chiusura del vertice delle Nazioni Unite a New York, il presidente Usa, Barack Obama, ha portato a casa la firma importante, dei quindici paesi, per il disarmo e la non proliferazione nucleare. Impresa che gli è valsa, il 9 ottobre, l’assegnazione del Nobel per la Pace.

Nel suo discorso, il nucleare è stato il primo di quattro importanti impegni, seguito da: sicurezza, conservazione del pianeta e pari opportunità nell’economia globale. Obama ha parlato anche della consapevolezza delle aspettative verso la sua politica e ha ribadito che la democrazia non può essere imposta dall’esterno a nessuno.

Una presa di posizione tanto netta, sulla pace, da segnare una radicale inversione di rotta della politica statunitense. Il cambiamento era stato già marcato da altri momenti divenuti storici, come il discorso ai paesi islamici, tenuto al Cairo lo scorso giugno.

La popolarità di Obama, direttamente legata alle aspettative del “Yes, we can”, non è destinata a crescere all’infinito. Il Nobel, che gli è stato assegnato per la Pace, ha innescato una nuova fase del suo rapporto con la gente che ora pretende risultati tangibili.

La presenza delle truppe Usa in Afghanistan rimane una realtà scomoda e difficile da gestire. La situazione in Medio Oriente è arenata. Qualche segnale positivo viene dall’Iran che accetta di cooperare sul nucleare, sebbene la lunghezza delle trattative insinui il dubbio che Ahmadinejad stia semplicemente prendendo tempo.

All’interno del Paese, nonostante una ripresa del 3,5% la disoccupazione non accenna a scendere. La rivoluzione verde, punto importante del suo programma, richiede forti investimenti iniziali e una grande fiducia da parte delle imprese. L’uso di energie rinnovabili è esso stesso un impegno per la pace. La dipendenza degli stati Uniti dal petrolio è stata il movente di numerosi conflitti. Quegli stessi conflitti che, negli ultimi anni, hanno alimentato una fetta rilevante dell’economia statunitense.

A un anno dal suo insediamento, Obama si prepara, con una popolarità meno salda, al vertice di dicembre delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, che si terrà a Copenhagen. Gli scienziati avvertono che si tratta dell’ultima chance per salvare il pianeta. Le vittime dei cambiamenti climatici sono milioni. Il reperimento energetico rimane alla base della maggior parte di guerre e tensioni.  Finora gli incontri dei capi di Stato hanno prodotto, come con il G8, buone dichiarazioni di intenti senza tuttavia stabilire veri programmi né regole effettive. Copenhagen sarà il banco di prova per la nuova era di pace promessa.

Vittoria Iacovella

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Scritto da vittoria iacovella

6 novembre 2009 alle 6:04 pm

5 Responses to 'Obama a Copenhagen per la Pace'

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  1. ciao Vittoria, qualche giorno fa mentre facevo altre ricerche mi sono imbattuto in questa nuova versione grafica del tuo blog, e lo visitato con molto piacere…Però ti scrivo questa mattina molto semplicemente per chiederti, in quanto donna e conoscitrice del mondo islamico,la tua opinione su un fatto che forse è stato riportato dai media con troppa superficialità. La mia opinione e che di per sè nn sia stato un evento che abbia un prpfondo significato socio-politico ma che mi sembra un sintomo di come la mancanza del senso di sociale si stia pericolosamente perdendo in questi tempi, in Italia quantomeno. Mi sto riferendo all’invito di 200 donne nella tendopoli del col. Gheddafi, pagate con la scusa di essere istriute sul corano. Vedi ne sto parlando con alcunoi colleghi e spesso la discussione si perde in clamorose battutacce sulle abitudini dei politici di circondarsi di escort… E volte mi sento un alieno a pensare che forse 30 anni fa il movimento femminista nn avrebbe permesso che le donne fossero così trattate “miseramente” alla mercè di quattro rincoglioniti che a cui i loro elettori continuano a dare i voti e la licenza di comportarsi come personamelmente mi aspetto che facciano dei capi-mafia e nn di certo la classe dirigente di una moderna nazione che addirittura si fa madrina di pace e libertà, o forse solo un business in export…ciao, Andrea.

    Andrea

    18 nov 09 at 08:22

  2. Ciao Andrea!
    per risponderti ho scritto un nuovo post
    buona lettura, un abbraccio

    http://www.vinews.it/2009/11/19/gheddafi-e-le-italiane-a-disposizione/

    vittoria iacovella

    19 nov 09 at 16:39

  3. quella di obama è una sfida immensa, che affronta gli interessi delle grandi lobby del pianeta.
    sembra di vedere un film epico. l’uomo solo dal compito quasi soprannaturale di salvare il mondo contro tutte le forze del male.
    l’eroe condottiero a cui è affidato il grande compito di riportare l’equilibrio e la giustizia.
    il re leone. Jan solo
    tutti noi e il suo stesso popolo incrociamo le dita, come al cinema teniamo la tensione in attesa del finale, buono, positivo, del bene che vince più o meno sempre.
    gli americani per primi si aspettano moltissimo,a cominciare dalle questioni interne come il sistema sanitario in mano alle case farmaceutiche.
    ce la faremo vittoria a salvare l’acqua, l’ossigeno e la terra dall’ottusità di pochi stupidi ottusi ingordi.
    ce la farà obama l’uomo nuovo?

    rispondendo tu ai requisiti d’ammissione, sei stata invitata al cospetto del re musulmano?
    bacio

    francesca

    19 nov 09 at 18:34

  4. certo incrociamo le dita ma è necessario che ciascuno a proprio modo invii anche dei segnali. è vero che obama ha speso tutte le sue energie per cercare di spingere la riforma sulla sanità, sulla quale si è giocato una grossa fetta di campagna elettorale e ora cerca di prendere tempo, non può far passare troppe “rivoluzioni” alla volta. è anche vero che obama non è solo un uomo, è una complessa organizzazione, lui è anche l’insieme di tutte le persone che gli stanno attorno e che rappresenta in interessi e ambizioni.
    le ultime dichiarazioni dalla cina erano deludenti, svuotavano copenhagen di tutto il suo significato, oltre a umiliare l’europa. certo poi si è ripreso, ritrattando parzialmente il giorno dopo.
    per l’acqua italiana… mi sa che farà la stessa fine della giustizia.
    e restiamo impotenti a guardare.

    ah, il “re musulmano” e la sua festa… non ho provato neanche a propormi, non ho fatto in tempo, ma giuro non so che avrei dato per essere lì e all’ultimo momento tirare fuori un manifesto con il volto di una delle tante donne profughe e rifugiate in libia, magari alte più di 1.70, occhi grandi e con una taglia anche meno della 42. c’è poco da dire, sono quelle stesse donne che noi stessi italiani stiamo respingendo.

    vittoria iacovella

    19 nov 09 at 23:32

  5. [...] La capitale della Danimarca, nel frattempo, si prepara ad accogliere non solo i leader ma anche le decine di  migliaia di attivisti che a dicembre la invaderanno. Chiedono di salvare il pianeta dal tracollo annunciato dalla scienza. Il loro slogan è “Se il clima fosse una banca lo avreste già salvato”. Una massa nuova, evoluta rispetto al popolo di Seattle, forse più matura ma non meno creativa. Sottolineano che le vittime del clima sono milioni e, secondo le previsioni scientifiche, aumenteranno diventando miccia di nuovi conflitti. I loro occhi sono puntati soprattutto su Obama che negli stessi giorni sarà in Scandinavia per ritirare il premio Nobel per la Pace. [...]

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Tema Journalist adattato da sabkuntz AT gmail.com