Vittoria Iacovella



Gheddafi e le italiane “a disposizione”

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gheddafiMentre il gruppo su FB “Presidente, io non sono una donna a sua disposizione” stava raggiungendo quota 1300 (ma ce ne sono moltissimi simili), la vecchia volpe qual è Muammar Gheddafi, presidente della Libia, ne inventava una nuova per mettere a tacere quanti finora lo accusavano di maschilismo e sessismo, magari per la sua visione islamica.

La genialata è stata quella di fare il verso al Premier italiano, circondandosi di cinquecento belle donne ma sottolineando che lui, leader musulmano, non le avrebbe portate sul “lettone di Putin” ma gli avrebbe addirittura parlato di religione e regalato il Corano.  Tutto dimostra semplicemente che la mercificazine delle donne e la mancanza di rispetto non sono solo appannaggio chi professa l’una o altra religione.

Intanto, nei giorni successivi, si sono moltiplicate sui media italiani le riflessioni e critiche su questa strana uscita di Gheddafi, arrivato a Roma per il vertice della Fao. Il leader libico ha bisogno, per aumentare la propria autorevolezza, di scrollarsi di dosso una serie di marchi di infamia legati specialmente alla condizione della donna e al trattamento degli immigrati. E’ nel suo stile essere provocatorio e ironicamente aggressivo.

Il suo spettacolo è stata proprio una provocazione del tipo “Vediamo, ora che imito Berlusconi, se i media italiani avranno ancora il coraggio di dire che trattiamo le donne come oggetti”. Non a caso tra le belle selezionate c’era una giornalista dell’Ansa (infiltrata o invitata, chissà). Ovviamente non sarebbe servito a nulla organizzare tutta questa sceneggiata senza che se ne parlasse, ma non si poteva aprire a tutti i giornalisti perché un po’ di segreto invece stuzzica meglio la curiosità e rischia meno di provocare incidenti diplomatici. Scommetterei che non è stata neanche casuale la domanda rivolta da una delle ragazze su cosa ne pensasse delle feste di Berlusconi a villa Certosa. “Un mezzo sorriso- riporta l’Ansa- e il dito sulla bocca a fare il gesto del silenzio la sua risposta”. Non credo, come sosteneva ieri Francesco Merlo su Repubblica, che si trattasse di un gesto di solidarietà verso Berlusconi, era invece un modo sottile e paradossale per sottolineare le debolezze dell’Italia in modo da esaltare le proprie virtù, il tutto davanti a una platea internazionale. Ne è riprova che i canoni di bellezza richiesti per le ragazze sono quelli italiani e non arabi. Una taglia 42 per un metro e settanta, in un paese arabo in generale è considerata una ragazza troppo poco formosa, ma può essere che Gheddafi in tarda età stia cambiando canoni.

Le ragazze, insomma, non erano per lui. Erano gentilmente offerte a tutti i giornalisti che ne volessero parlare. E infatti, lo stiamo facendo.

Donne a disposizione, è vero, hostess che accettano 60 euro (in tempi di crisi buttale via) per addobbare una serata. Intanto, quasi in contemporanea, le europarlamentari (di cui molte provenienti da paesi assolutamente evoluti sul terreno della parità) sono state costrette a sfilare in giacca e cravatta davanti alla sede del Consiglio europeo, per protestare contro il fatto che non ci sia nessuna reale candidata per il ruolo di Presidente del consiglio d’Europa né per quella di Alto rappresentante per la politica estera.

Forse D’Alema, se è diverso da Berlusconi e Gheddafi, quantomeno per solidarietà, potrebbe provare la ceretta ai baffi, magari diventerebbe anche più simpatico.

Vittoria Iacovella

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Scritto da vittoria iacovella

19 novembre 2009 alle 2:48 pm

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Tema Journalist adattato da sabkuntz AT gmail.com