Vittoria Iacovella



La Svizzera antislamica contagerà l’Europa?

nessun commento

svizzera-minareti.jpg_370468210Dopo l’esito del referendum in Svizzera, i rapporti di una parte dell’Europa con i paesi islamici non saranno più gli stessi. Il 57 per cento che ha votato no ai minareti elvetici ha dato il via a un’escalation di legittimazione razzista in varie regioni d’Europa.

Il referendum proposto dalla destra populista (Udc) e dalla destra cristiana (Udf) per bandire uno dei più tipici simboli religiosi islamici, rimarrà impresso nella Carta Costituzionale, articolo 72.

Il minareto, dall’arabo manàr, è la torre dalla quale il muezzin chiama alla preghiera i fedeli di Allah. A Ginevra ce ne sono quattro, anche se da tempo erano silenziosi, per un accordo con la comunità, gli Imàm, le guide religiose, avevano rinunciato a usarli.

Il referendum, che ha visto vincere la campagna in 22 cantoni su 26, ha incarnato l’esame di coscienza di un paese, su come si stesse evolvendo la sua identità, finora un esempio di dialogo e integrazione. Fino all’ultimo minuto, i sondaggi davano vincitore il fronte del no, ma in realtà sarebbe bastato osservare i numeri e i movimenti dei gruppi su Facebook per capire l’entità di quanto stava avvenendo.

La destra ha investito molte risorse in questa campagna iniziata nel 2007. Le città erano tappezzate di manifesti che mostravano una donna, integralmente velata, davanti alla bandiera svizzera crivellata di minareti, come fossero missili.

Una scelta orientata verso l’emotività della gente, il senso di paura. Il minareto è visto come simbolo di prevaricazione della cultura islamica, emblema fallico maschilista e come volontà di far prevalere la religione sull’ordinamento giuridico statale laico. Per questo la campagna è stata sostenuta anche dalla sinistra laica e dal movimento femminista.

In realtà per la Svizzera non si tratta di un’esperienza completamente nuova, nell’Ottocento i protestanti impedivano ai cattolici di erigere campanili.

Oggi sono le stesse comunità cristiane a protestare per l’esito del referendum, dai vescovi cattolici che ammettono di non aver fatto abbastanza per far capire l’entità del rischio, fino alle chiese evangeliche che  sostengono si tratti di “un divieto che non risolve nessun problema, anzi ne crea di nuovi”.

I musulmani svizzeri sono il 5 per cento della popolazione, circa 400 mila, per lo più non praticanti, provenienti da Turchia e Balcani. Proprio un proverbio bosniaco dice “Un caffé senza sigaretta è come una moschea senza minareto”.

Ora quella svizzera, se non metabolizzata e discussa, in Europa rischia di diventare focolaio di legittimazioni razziste, frasi politicamente scorrette, intolleranze palesi. Dall’altra parte ci sono umiliazione, risentimento, frustrazione. La Lega nord erutta in una serie di proposte che vanno dalla croce sulla bandiera italiana, alla proibizione di costruire nuove moschee.

Così il “White Christmas” assume tinte sempre più cupe.

vi

Make Current

Leggi anche:

  1. Islam e turismo: ecco gli hotel per i musulmani
  2. VITTORIA IACOVELLA A SKY TG 24
  3. Come si fa a flirtare o andare a ballare in Iran? Semplice, ecco i matrimoni a tempo.

Scritto da vittoria iacovella

2 dicembre 2009 alle 1:25 pm

Scrivi un commento

Tema Journalist adattato da sabkuntz AT gmail.com