Chi sono
Vittoria Iacovella
Nasco in un paesino abruzzese (Guardiagrele) il 25 agosto 1979.
A sei anni decido che voglio fare la giornalista. Oggi atleticamente concilio questo lavoro e due figlie: Maya e Miriam, due note allegre e fantasiose.
Mentre frequento Giurisprudenza, a 19 anni inizio a lavorare a Radio Città del Capo di Bologna (circuito di Radio Popolare) e poi collaboro con mensili, settimanali, siti web, uffici stampa.. Tutto accostato ai più strani lavori per mantenermi. Durante gli anni bolognesi frequento gli ambienti del cinema indipendente, facendo cortometraggi. Mi accorgo che mi piace davvero cercare la giusta inqadratura, il ritmo del montaggio, giocare a ritagliare visioni del mondo. Vinco una borsa di studio per frequentare un ottimo corso per documentaristi. Durante la prima lezione mi chiama il caporedattore di flashgiovani, il sito con cui collaboro, e mi dice “Due aerei si sono schiantati contro le torri gemelle a New York. C’è il panico, pare ci siano musulmani di mezzo, scrivi il pezzo”.
A 23 anni sono una delle prime laureate in Italia con una tesi in Diritto dei paesi islamici, e ricerche fatte in Algeria. Decido di trasferirmi a Roma e frequentare un corso di giornalismo. Faccio uno stage a La7. Per tre anni lavoro per Il Centro, quotidiano d’Abruzzo del gruppo Espresso. Passo anche per l’ufficio stampa di Enrico Gasbarra (l’Ulivo). Dirigo il mio primo documentario “La città dell’Utopia”.
Intanto porto a termine “Islam da vicino”, un libro per adolescenti che si trovano come compagno di banco un musulmano. Quando incontro l’editore, D’Anna, ho 24 anni e cerco di sembrare più grande. Il libro viene pubblicato, fa il giro dei media nazionali e riceve una menzione speciale dal Presidente della Repubblica Ciampi.
Nel 2004 vinco una borsa di studio per un corso di lingua e cultura araba e l’estate decido di partire e andare a studiare per alcuni mesi all’Università di Damasco, in Siria.
Tornata in Italia lavoro da freelance collaborando con diverse testate, seguo soprattutto esteri e immigrazione. A 26 anni divento madre. E’ dura ma la caparbietà continua a salvarmi anche nel precariato. A 27 anni entro a Greenpeace come responsabile ufficio stampa, gli incontri internazionali e le tematiche legate all’ambiente diventano il mio pane. La mia seconda figlia sale sulla Rainbow Warrior che è appena più che un pensiero.
Per rilassarmi amo la buona cucina, sono cintura nera di karate, pratico la danza del ventre e suono l’organetto.
Se fossi…
cibo: pane
animale: lupa
fiore: violetta selvatica







