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		<title>Il clima nelle mani di Cina e Usa</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 15:43:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vittoria iacovella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante i segnali burrascosi, non è ancora naufragato il vertice delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico che si terrà a dicembre Copenhagen. Dopo un primo momento di chiusura verso la possibilità di raggiungere obiettivi vincolanti, Cina e Usa tornano sui loro passi per ammettere che sarà necessario un accordo con effetti immediati.


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a class="highslide" href="http://www.vinews.it/blog/wp-content/uploads/obama_hu.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-555" style="margin: 6px;" title="obama_hu" src="http://www.vinews.it/blog/wp-content/uploads/obama_hu-150x93.jpg" alt="obama_hu" width="150" height="93" /></a>Nonostante i segnali burrascosi, non è ancora naufragato il vertice delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico che si terrà a dicembre Copenhagen. Dopo un primo momento di chiusura verso la possibilità di raggiungere obiettivi vincolanti, Cina e Usa tornano sui loro passi per <span id="more-553"></span>ammettere che sarà necessario un accordo con effetti immediati.</p>
<p>Il 15 novembre, Barack Obama e Hu Jintao, leader dei due paesi che sono i maggiori responsabili di gas serra al mondo, avevano dichiarato che <a href="http://www.vinews.it/2009/08/04/the-road-to-copenhagen/" target="_blank">Copenhagen</a> non sarebbe stata un successo. Con un “G2” erano stati buttati all’aria anni di trattative diplomatiche globali. Un gravissimo colpo nei confronti dell’Europa che veniva estromessa da una decisione tanto importante e che si è già impegnata a diminuire del 20 per cento le sue emissioni entro il 2020.</p>
<p>Obama si è presentato come il presidente della “green economy” ma, dopo le lotte sulla riforma sanitaria interna, non può contare sulla maggioranza necessaria a far approvare mutamenti reali sulla politica di energia e ambiente. La crisi economica non gli permette di infastidire la Cina che è il principale detentore di titoli di stato Usa e anche il primo esportatore verso il suo paese. Obama prende tempo e propone la strategia di un accordo in due fasi, rimandando l’appuntamento tra un anno a Città del Messico.</p>
<p>La commissione intergovernativa dell’Onu sul cambiamento climatico, invece, ha fretta e avverte che le soluzioni proposte, oltre che essere urgenti, non eviteranno i danni ma riusciranno almeno a limitarli.</p>
<p>Il segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, continua a lavorare perché a Copenhagen siano approvati alcuni punti essenziali: obiettivi vincolanti di riduzione di CO2 per i paesi sviluppati, finanziamenti ai paesi in via di sviluppo per l’innovazione ambientale e regole globali che garantiscano il rispetto degli impegni che gli stati sottoscriveranno.</p>
<p>La capitale della Danimarca, nel frattempo, si prepara ad accogliere non solo i leader ma anche le decine di  migliaia di <a href="http://www.vinews.it/2009/09/25/danger-climate-destruction-ahead/" target="_blank">attivisti</a> che a dicembre la invaderanno. Chiedono di salvare il pianeta dal tracollo annunciato dalla scienza. Il loro slogan è “Se il clima fosse una banca lo avreste già salvato”. Una massa nuova, evoluta rispetto al popolo di Seattle, forse più matura ma non meno creativa. Sottolineano che le vittime del clima sono milioni e, secondo le previsioni scientifiche, aumenteranno diventando miccia di nuovi conflitti. I loro occhi sono puntati soprattutto su Obama che negli stessi giorni sarà in Scandinavia per ritirare il premio <a href="http://www.vinews.it/2009/11/06/obama-a-copenhagen-per-la-pace/" target="_blank">Nobel per la Pace</a>.</p>
<p><a href="http://www.vinews.it/" target="_blank">Vittoria Iacovella</a></p>


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